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Rischio di sanzioni penali per la scheda carburante «scorretta»

La recente sentenza della Cassazione afferma che il contribuente che “gonfia” le schede carburante al fine di evadere le imposte è penalmente responsabile del reato di dichiarazione fraudolenta, reato che comporta la reclusione da 18 mesi a 6 anni

Sul tema della corretta compilazione della scheda carburante, si è da tempo consolidato un filone giurisprudenziale piuttosto rigoroso, che afferma l’irrilevanza fiscale del documento laddove lo stesso non presenti le indicazioni richieste dalla normativa in materia. In particolare si ricorda che:
- in relazione agli
estremi di individuazione del veicolo è necessario che le schede contengano sempre anche il numero della targa;
- in relazione all’apposizione della
firma di convalida sulla scheda carburante da parte dell’esercente, ai fini del riconoscimento della detrazione IVA, è necessaria la presenza della firma sul documento. In assenza di tale firma, infatti, la scheda carburante (pur in presenza di tutti gli altri elementi) non è comunque in grado di assolvere alla finalità prevista dalla legge e, quindi, la detrazione dell’IVA annotata su tale documento verrebbe negata;
- sul tema dell’indicazione nella scheda del
chilometraggio percorso dall’autovettura (dato richiesto unicamente per le imprese e non per coloro che producono reddito di lavoro autonomo) si afferma che la scheda carburante che non riporti il numero dei chilometri percorsi alla fine del mese o del trimestre comporta l’indeducibilità dei relativi costi.

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