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PARTE UFFICIALMENTE IL REGIME DELLA COOPERATIVE COMPLIANCE

Con l’emissione dei primi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate parte ufficialmente il regime della cooperative compliance, che – presumibilmente – sarà esteso anche a tutti i grandi contribuenti a partire dal 2020.

Nel mese di gennaio 2017 l’Agenzia delle Entrate ha reso noto di aver emesso i provvedimenti che ratificano le prime ammissioni al nuovo regime della cooperative compliance. È opportuno ricordare che il regime di cooperazione tra amministrazione finanziaria e contribuente previsto dal decreto legislativo 128/2015 consente di individuare, monitorare e gestire congiuntamente il rischio di natura fiscale. In particolare, obiettivo è quello di fornire certezza del diritto in relazione ai rischi fiscali dell'impresa, attraverso un rapporto di reciproco affidamento e di fiducia tra fisco e contribuente: tale regime opzionale permette di instaurare tra Amministrazione finanziaria e grandi contribuenti una cooperazione volta a monitorare, prevenire e risolvere eventuali controversie in materia fiscale. Attualmente, così come previsto per la prima fase di applicazione del regime, i potenziali beneficiari di tale regime sono:

  1. soggetti residenti e non, con un volume di affari o di ricavi non inferiore a un miliardo di euro (solo nel caso in cui abbiano presentato istanza di adesione al progetto pilota);
  2. soggetti residenti e non che realizzano un volume di affari o di ricavi non inferiore a dieci miliardi;
  3. imprese (indipendentemente dal volume di affari o di ricavi) che a intendono dar esecuzione alla risposta dell’Agenzia delle Entrate fornita a seguito di istanza di interpello sui nuovi investimenti.

Come recentemente confermato dal Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la prima fase di applicazione terminerà al 31 dicembre 2019. Pertanto a partire dal 2020 – presumibilmente – avrà inizio la seconda fase di applicazione del regime, che estenderà la possibilità di accesso a tutti i contribuenti che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a quello di cento milioni di euro o appartenenti a gruppi di imprese.

I requisiti oggettivi richiesti riguardano l’adozione da parte dei beneficiari di un sistema di rilevazione, misurazione e controllo del rischio fiscale - inserito nel sistema di controllo interno – coerente con il Tax Control Framework (TCF) previsto dalla normativa nazionale e dalle linee guida OCSE in materia.

In relazione alle modalità di accesso, una questione operativa particolarmente rilevante concerne il momento in cui il tax control framework  debba essere completo e operativo. Per l'Agenzia il sistema di controllo deve essere predisposto già al momento in cui viene presentata la domanda di ammissione al regime, tuttavia, la stessa produrrà comunque effetti dalla presentazione anche qualora il TCF divenga effettivamente operativo successivamente.

A fronte di ciò, i contribuenti potranno godere di una serie di benefici, tra cui il dimezzamento dei termini di risposta alle istanze di interpello, l’esonero dalle garanzie per i rimborsi, la riduzione alla metà delle sanzioni tributarie e la sospensione della riscossione fino alla definitività dell’accertamento.

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