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TRANSFER PRICING INTERNO:LE NOVITA’ INTERPRETATIVE

Nel caso esaminato dalla Corte, il fenomeno elusivo dei prezzi di trasferimento interno si riferiva a un caso in cui sussistevano diversi regimi di tassazione.

La Cassazione, con la sentenza 17955/2013 pronunciata il Luglio scorso, ha introdotto il principio secondo cui anche i rapporti di fornitura tra società residenti e appartenenti ad uno stesso gruppo devono uniformarsi al criterio del valor normale per stabilire i prezzi di trasferimento.
Ad oggi, la disamina della sentenza in rapporto all’impianto normativo ad oggi esistente, ha portato ad effettuare alcune considerazioni. In particolare, si evidenzia come il principio dettato dalla Cassazione sia in realtà in contrasto con l’unico documento emesso dell’Amministrazione Finanziaria in tema di transfer pricing interno (la circolare 53/1999) che afferma che, benché siano evidenti le analogie con il transfer pricing internazionale, le disposizioni emanate in ordine a quest’ultimo tema, sono valevoli solo per i rapporti con società non residenti; e neppure la clausola anti elusiva interna dettata dall’art. 37 bis DPR 600/1973 è applicabile.
La Cassazione, tuttavia, nella sentenza del Luglio 2013, afferma che il transfer pricing interno costituisce una clausola anti elusiva che trova fondamento nel diritto comunitario. Si fa, dunque, ancora ricorso al principio di abuso del diritto per fermare un fenomeno elusivo che non poteva essere contrastato con le norme attuali. E' importante sottolineare che, nel caso esaminato dalla Corte, il fenomeno elusivo dei prezzi di trasferimento interno si riferiva a un caso in cui sussistevano diversi regimi di tassazione.

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